A seguit dell’attività svolta dall’esecutivo in contrasto all’evasione fiscale, ecco alcune principali innovazioni apportate agli strumeti più utilizzati.
REDDITOMETRO
Il redditometro rientra nel più ampio contesto dell’accertamento sintentico. E’ ammesso solo quando il reddito complessivo accertabile (reddito presunto) risulta superiore di almeno il 20% rispetto a quello dichiarato (precedentemente tale limite era del 25%). Non è più necessario, differentemente dal passato, uno scostamento per due periodi d’imposta.
La determinazione del reddito viene effettuata mediante calcolo basato su alcuni indicatori di capacità contributiva. In pratica, vengono considerate tutte le spese di un certo tipo che sono a conoscenza del fisco, moltiplicate per dei coeficenti legati alla classe attribuita al contribuente, sulla base di tre caratteristiche: (continua)
1- Composizione familiare,
2- Fascia d’età (fino a 35, 35-64, oltre 64)
3- Area geografica.
Numerosi sono i punti di forza del redditometro. Innanzitutto è sorretto normativamente da una presunzione legale, deve cioè essere il contribuente a motivare le ragioni dello scostamento del reddito quantificato dall’ufficio rispetto a quello dichiarato.
Poi attiene il reddito complessivo del contribuente persona fisica e quindi vale per qualunque tipologia di reddito, semplificando di molto l’attività degli accertatori.
In fine, funzionerà anche come strumento preventivo per invogliare ed incentivare la Tax Compliance; il contribuente infatti, potrà consultare un software che l’Agenzia delle Entrate dovrà mettere a disposizione per verificare quale sia il reddito da dichiarare ed evitare così questa tipologia di accertamento.
SPESOMETRO
Per alimentare le informazioni a disposizione del fisco e quantificare la capacità di spesa di ciascun contribuente è stato modificato anche il funzionamento dello spesometro. In estrema sintesi, esso ha lo scopo di controllare i pagamenti che superano una certa soglia.
Tutti i soggetti con partita Iva sono obbligati a comunicare via internet all’Agenzia delle Entrate, qualsiasi incasso di importo pari o superiore a 3000 euro (al netto dell’iva) che viene fatturato.
Per le operazioni senza obbligo di emissione della fattura (generalmente giustificate da scontrino o ricevuta fiscale) il limite è di 3600 euro (iva compresa).
Per la determinazione delle suddette soglie, non devono essere considerate le spese anticipate in nome e per conto del cliente, in quanto escluse dalla base imponibile Iva. Il tetto massimo è valido anche per le operazioni effettuate all’estero con carte di credito, di debito e prepagate.
In questo caso sono gli stessi gestori del pagamento elettronico a fornire all’agenzia delle entrate tutti i dettagli sui movimenti effettuati.
Punto di forza dello spesometro è quello di agevolare in modo obiettivo la capacità di accertamento sintetico dell’amministrazione, secondo l’equazione che quanto viene speso deve essere stato guadagnato ovvero il contribuente dovrà dimostrare la provenienza dell’eccedenza di tali spese non desumibili dal reddito conseguito.
In questo modo l’Agenzia delle Entrate acquisirà tutte le spese eseguite dai contribuenti superiori a 3000 euro senza limitarsi, come avveniva sostanzialmente sino ad oggi, agli atti sottoposti a registrazione che erano acquisiti dall’anagrafe tributaria.

